Si parla molto di complessità, in questi nostri anni. L’attuale mondo globalizzato e tecnologico ci appare sempre più complesso. L’universo esplorato dalla scienza contemporanea ci appare sempre più complesso. Il nostro stesso corpo e la nostra stessa psiche ci appaiono sempre più complessi. Complessi, non complicati. Vivere la complessità significa dover fare i conti con l’imprevedibilità, la sorpresa, il caso, l’evento, il cambiamento discontinuo.

Governare la complessità è un’arte difficile. Molti sperano di poter controllare, di poter domare, di poter ridurre la complessità della parte di mondo in cui vivono. Talvolta questo è un obiettivo ragionevole, che si può mettere in atto localmente. Talvolta, ma non sempre. Anzi, per governare la complessità il più delle volte dobbiamo essere disposti di evolvere insieme ad essa, di muoversi nella sua direzione, di farsi da essa ispirare e impregnare.

Invece di semplificare il mondo, dobbiamo cercare di essere noi stessi, con la nostra mente e con il nostro corpo, all’altezza della complessità delle sfide che il mondo costantemente ci pone. Abbiamo bisogno di coltivare e di fortificare un pensiero complesso. Abbiamo bisogno di alimentare una visione complessa del mondo. Solo così possiamo generare la creatività e l’innovazione permanente, condizioni necessarie per affrontare i problemi globali che emergono e che ci interpellano in ogni dove.

Gianluca Bocchi