Hatay: fra turchi e arabi, fra cristiani e islamici

Il recente attenato di Reyahnli, città turca in prossimità del confine con la Siria, è stato un grave fatto di sangue: l’esplosione di due autobombe ha fatto almeno 46 morti e 140 feriti.  E ha contribuito notevolmente all’aumento della tensione internazionale, giacché la Turchia ritiene che alla sua fonte si trovino i servizi segreti del regime siriano di Assad.   Da parte governativa siriana, invece, si è asserito che, se dei siriani sono alla base dell’attentato, essi dovrebbero essere ricercati nella vasta e contraddittoria schiera degli  oppositori al regime di Assad.  Anche in Turchia c’è comunque chi crede al possibile intervento di gruppi di integralisti islamici, per destabilizzare ulteriormente la regione.

L’attentato ha riproposto in primo piano la lunga e ricchissima storia della provincia dello Hatay, un luogo a tutt’oggi multiculturale e multireligioso, in cui si sovrappongono le rispettive aree di popolamento dei turchi e degli arabi.               antiochia di siriaIl carattere strategico dell’area per le relazioni fra occidente e oriente risale almeno all’età ellenistica.  Nel 300 a. C. Seleuco – uno dei più importanti successori di Alessandro Magno – vi fondò la città di Antiochia e ne fece la capitale del suo regno.  Antiochia di Siria, o Antiochia sull’Oronte (come fu chiamata per distinguerla da altre città omonime) divenne poi la capitale della provincia romana della Siria.  Dopo Roma e Alessandria d’Egitto fu la terza città più popolosa del mondo nell’evo antico.                                               Antiochia fu teatro di importantissime vicende del Cristianesimo delle origini.  Forse il primo a introdurvi la nuova fede fu San Pietro, e questo fece sì che il patriarca di Antochia rivendicasse un suo primato rispetto al papa di Roma.  Fu poi sede della predicazione di San Paolo e fu qui che i seguaci di Cristo vennero per la prima volta considerati appartenenti alla nuova religione ‘cristiana’.  Ad Antiochia si insediò uno dei cinque patriarcati della cristianità originaria (con Roma, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme), che ancora adesso si continua nel titolo conferito al patriarcato della chiesa ortodossa orientale con sede a Damasco.                                                                           bundestagHatayDistrutta da un terremoto nel 526, la città non tornò più al suo antico splendore. Insieme alla regione circostante, Antiochia appartenne successivamente ai persiani, ai bizantini, ancora ai persiani, agli arabi, ancora ai bizantini, ai turchi selgiuchidi, a vari principi cristiani spinti in oriente dalle Crociate, ai mamelucchi e infine, dopo il 1517, all’Impero Ottomano.  Le vicende storiche lasciarono una profonda e variegata stratificazione etnica e religiosa, che ancor oggi è una caratteristica di tutta quanta la Siria.  E al vilayet (“provincia”) di Aleppo, che comprendeva buona parte della presente Siria, la regione dello Hatay apparteneva agli inizi del novecento e allo scoppio della prima guerra mondiale, quando la parte araba dell’Impero ottomano divenne oggetto delle mire delle potenze europee: Gran Bretagna e Francia.  Come è noto, ebbe allora luogo un intricato gioco diplomatico.  Da un lato Gran Bretagna e Francia si allearono con principi e popoli arabi in funzione anti-ottomana, promettendo loro l’indipendenza o almeno un’autonomia molto ampia.  Dall’altro si accordarono (non senza contrasti) per spartirsi il dominio diretto dell’attuale Medio Oriente, che fu sancito dagli accordi Sykes-Picot del 1916.  In base ad essi, fra l’altro, alla Francia sarebbe spettato il territorio degli attuali Siria e Libano.

Dopo la fine della guerra, il possesso della Francia di Siria e Libano fu confermato sul piano internazionale da un mandato delle società delle nazioni.  Anche il sangiaccato di Alessandretta, come allora si chiamava lo Hatay, fu incluso in tale mandato.  Al momento la maggioranza della popolazione era araba, con una sostanziale minoranza turca.  La Turchia repubblicana rimase contraria a questa sistemazione, e le sue rivendicazioni si intensificarono dopo il 1936, con la crescita del movimento indipendentista in Siria.  Così lo Hatay fu sede, nel 1938, dell’intervento dell’esercito turco, della convocazione di un’assemblea costituente e della proclamazione di una repubblica indipendente.  Il nuovo stato ebbe però vita breve, solo pochi mesi, perché nel giugno 1939 un contestato referendum (segnato dall’ambivalente condotta francese e dalla recisa opposizione siriana) condusse alla sua annessione alla Turchia.                                                                               Oggi nello Hatay i turchi sono in maggioranza, ma gli arabi costituiscono ancora una notevole minoranza.  La regione conserva ancora la notevole diversità religiosa dei tempi andati, soprattutto fra gli arabi.  Vi sono arabi cristiani (appartenenti a diverse chiese d’oriente), arabi sunniti e arabi alawiti (aderenti alla particolare versione dell’Islam sciita diffusa in Siria).                                                                                                                                         Questa varietà etnica e religiosa è stata in tempi recenti celebrata in Turchia, fatto non frequente dato il tendenziale monolitismo della repubblica.  Ma proprio oggi rischia di essere un fattore di disgregazione e di conflitto fra gli stessi arabi. La guerra civile in Siria ha una piega confessionale non indifferente.  Assad, la sua dinastia e molti suoi sostenitori sono infatti alawiti, e il suo regime ha indirizzato spesso contro la maggioranza sunnita del paese il risentimento di una minoranza che era stata a suo tempo perseguitata e marginalizzata. Cresce il rischio di un nuovo rivolgimento della situazione: che i sunniti si vendichino a loro volta con una sorta di “pulizia etnica” nei confronti degli alawiti.

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