Holi: una festa hindu anche per le vedove

Holi è la festa hindu dei colori.  E’ una festa che ha luogo all’inizio della primavera, e che celebra la fertilità della terra e l’abbondanza dei raccolti.  Anche se in alcuni luoghi è accompagnata da cerimonie religiose, la sua rilevanza è soprattutto sociale, dato che le persone partecipano alla festa tutte mescolate, indipendentemente da ogni appartenenza di casta o di etnia.  Il suo momento culminante è il lancio collettivo di polveri e di acque variamente colorate che ricoprono tutti i partecipanti di pigmenti multicolori, e che vedono poi l’ascesa verso il cielo dei resti della giocosa battaglia.

Holi widow

I colori della vita sono proprio quelli che il rigorismo hindu vorrebbe sottrarre alle vedove.  E infatti alle vedove fino ad oggi era vietato di prendere parte a questa festa dal coinvolgente impatto sociale.  E’ nota la difficile, e talvolta drammatica, condizione delle vedove nella società indiana tradizionale.  L’atroce usanza del sati, cioè dell’immolazione della sposa sulla pira funebre del marito, è stata legalmente bandita dagli inglesi sin dal 1829, ma in qualche caso è continuata fino ai nostri giorni.  A tutt’oggi l’esistenza delle vedove, soprattutto nelle caste più elevate, è comunque soggetta a ogni genere di vincoli e di vessazioni che le condannano a una sorta di morte sociale e che elevano di fatto il loro generale tasso di mortalità a livelli maggiori di quello delle donne sposate. Di valore simbolico pesante è, appunto, la rinuncia ai sari multicolori delle donne sposate, che spesso si accompagna anche alla rasatura del capo.

donne indianeIn India sono sorte associazioni che si danno come compito centrale quello di fornire il supporto materiale alla vita quotidiana delle vedove, che spesso rischiano di non avere nemmeno i mezzi per il loro sostentamento.  Ma il supporto materiale e quello simbolico fanno tutt’uno: e così questa primavera le vedove sono state anch’esse invitate alla celebrazione della festa Holi.  La rilevanza della notizia è stata fortunatamente ben compresa e diffusa dai media, non solo indiani.                                                                                                          La ribellione alle concezione tradizionale delle vedove nella società indiana è solo una parte di una ribellione ben più generale agli stupri, alle violenze e alle uccisioni di cui quotidianamente sono fatto oggetto le donne, anche molto giovani, in tutta la società indiana.  Oggi la reazione delle donne indiane è vigorosa, e richiede un supporto politico che ancora è lento ed esitante.  Ma la battaglia contro “gli uomini che odiano le donne” è oggi un fronte globale, uno dei tanti conflitti aperti in questa “guerra civile planetaria” dei nostri giorni.  Pensiamo solo ai folli interventi dei talebani nella stessa Asia Meridionale (Pakistan e Afghanistan) contro il diritto all’istruzione delle adolescenti, ai giornalieri “delitti d’onore” di padri, fratelli e mariti in nome di una famiglia tirannica che sono diffusi in tante parti del mondo e, insieme, alle esplosioni di violenza contro le donne che ogni giorno emergono dalle pagine dei giornali in questa stessa Italia, che si pretende tanto laica e desacralizzata. Le differenze religiose e culturali scompaiono letteralmente dinanzi allo stesso avversario e alla stessa meta di una lotta comune delle donne. Nel male e nel bene, il mondo è sempre più diventato uno: l’impegno per i diritti umani non deve conoscere divisioni e non può aver sosta.

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