Sentinel Island: l’incontro con l’umanità paleolitica

Il 4 agosto 1938 è una data importante per la storia umana, anche se per nulla pubblicizzata.  Jared Diamond, ne Il terzo scimpanzé, ci racconta come in tale data un gruppo di esploratori sia penetrato in una valle della Nuova Guinea occidentale che si credeva disabitata e come abbia avuto la sorpresa di incontrarvi una popolazione di circa 50.000 persone.  Esse vivevano in perfetta autonomia, senza apparenti contatti con altri gruppi umani: erano state isolate (protette?) da consistenti barriere geografiche. Ma da quel momento in poi anche queste persone entrarono a far parte della grande rete umana globale.  

H44-10920515 - © - Dirscherl Reinhard

La data può essere assunta come la soglia conclusiva della prima, lunghissima tappa della storia della nostra specie: quella della grande diaspora umana.  Homo sapiens, con tutta probabilità, è nato in Africa, che era già la terra dei suoi antenati.  Circa 100.000 anni or sono, alcuni gruppi di Homo sapiens sono usciti dall’Africa e si sono avventurati in tutti i continenti, frammentandosi in tante popolazioni separate, mirabilmente adattate ai loro rispettivi ambienti.  Con l’invenzione dell’agricoltura, circa 11.000 anni or sono, la direzione diasporica è iniziata a invertirsi.  A poco a poco le varie popolazioni umane sono entrate in contatto l’una con l’altra, talvolta convivendo, talvolta soppiantandosi, talvolta mescolandosi.  A poco a poco si è generata una gigantesca rete di scambi e di commerci, che nell’età moderna è sfociata in un “sistema mondo” vero e proprio.  Solo pochissime popolazioni sono arrivate al giorno d’oggi con modi di vita ancora indipendenti dai flussi globali.  Queste popolazioni rivestono un grandissimo interesse antropologico, ma l’accostarsi ad esse impone una cautela estrema.  Il rischio che il contatto le annienti per sempre è elevato.

sentinel island

Piccoli gruppi ancora isolati si trovano oggi nella foresta amazzonica dell’America Meridionale e nell’interno della stessa Nuova Guinea.  Ma è soprattutto alle isole Andamane del Golfo del Bengala, oggi politicamente appartenenti all’India, che dobbiamo rivolgerci per trovare un campione sorprendentemente intatto dell’umanità paleolitica.                         Le isole Andamane, un arcipelago abitato da tribù autoctone del tutto differenti dalle stirpi asiatiche circostanti, erano note agli arabi, ai persiani, ai tamil e anche a Marco Polo: ma in genere venivano evitate per il timore dei loro abitanti, considerati “cannibali”.  E un gruppo di britannici che vi fecero naufragio nel 1867 furono in effetti massacrati dagli indigeni: di 86 naufraghi ne rimase in vita uno soltanto.  Col tempo i britannici decisero di stanziarvi una colonia penale e le isole entrarono nella storia.  Furono occupate dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale, e poi diventarono un territorio dell’Unione Indiana dopo l’indipendenza.                                                                                                 Tristemente, i tanti popoli autoctoni che la abitavano si sono quasi estinti, a causa degli effetti diretti e indiretti del contatto con il mondo globalizzato: deforestazione e distruzione dei loro modi di vita tradizionali; diffusione di epidemie nei confronti delle quali il lungo isolamento li aveva resi inermi; persino alcune spedizioni punitive a tendenza genocidaria.  Dei 7000 abitanti “indigeni” che vi erano alla metà dell’ottocento oggi non ne sono rimasti più di 1000, e molti di meno hanno mantenuto i modi di vita tradizionali.  Sul piano

scientifico e antropologico non lamenteremo mai abbastanza la loro sostanziale scomparsa in quanto popoli autonomi.  E’ probabile che essi fossero gli avamposti di un’antichissima migrazione umana proveniente dall’Africa, una delle prime se non la prima in assoluto della nostra storia.                                                                                                Un solo popolo, nell’arcipelago delle Andamane, continua a sottrarsi al destino del rapido declino e dell’assimilazione forzata.  Sono gli abitanti della North Sentinel Island, un’isola un po’ discosta dal cuore dell’arcipelago.  La popolazione di circa 250 persone pratica sistematicamente i modi di vita dell’umanità paleolitica: caccia, pesca, raccolta di piante selvatiche.  Essa si è sottratta in maniera bellicosa a ogni tentativo di contatto dall’esterno: persino una strategia di contatto indiretto, fatta di vari generi di donazioni lasciate vicino alla riva, ha portato spesso a manifestazioni di ostilità.  Così, saggiamente, si è deciso di osservare e di studiare gli indigeni sono da lontano, anche perché il rischio di una loro decimazione a causa dell’introduzione di germi a cui il loro sistema immunitario non è preparato è assai concreta.  Forse questa situazione perdurerà, e loro si sottrarranno stabilmente al nostro mondo globalizzato.  Così, pur interessatissimi a questa cultura ancestrale, possiamo e potremo fare solo deduzioni indirette.                                           Noi oggi possiamo osservare molti video riguardanti le vicende degli abitanti dell’isola, anche su internet.  Il rapporto è asimmetrico all’estremo: loro non hanno non solo la nozione delle tecnologie con cui li riprendiamo, ma nemmeno quella di umanità a cui pure appartengono.  Lo spiazzamento cognitivo che proviamo è salutare.  Chi o che cosa ci sta osservando di cui noi non abbiamo la minima idea, forse dal profondo delle galassie, forse da molto più vicino?

Un pensiero su “Sentinel Island: l’incontro con l’umanità paleolitica

  1. For visitors to your website, my name is Capt. Robert Fore. I found this page while researching North Sentinel website postings. I am the pilot that flew the air/sea rescue operation to save the crew of the Primrose in August of 1981. For any or your readers that may be interested, the rescue operation with accompanying photos of the rescue operation can be found at:

    http://www.eternalidol.com/?cat=45

    We have been making efforts to bring even more information to light about the rescue of the Primrose crew, and any new information concerning the island and its inhabitants.

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