Il Portogallo e l’Oceano: una storia gloriosa

Uno degli eventi epocali all’alba dell’età moderna, quando l’Europa dilagò nel mondo, è, nel 1498, il viaggio di Vasco da Gama.   Circumnavigando l’Africa, questo viaggio aprì al Portogallo le vie commerciali dell’India e dell’Asia sud-orientale.  Per arrivare fino alla punta estrema dell’Africa meridionale il navigatore seguì una rotta particolare, sulla base dei consigli di chi l’aveva preceduto in quelle acque remote: Bartolomeo Dias.  Arrivato all’altezza dell’odierna Sierra Leone egli non proseguì lungo la costa africana.  Al contrario si diresse in mare aperto, piegando persino leggermente verso ovest, fino a superare l’equatore e ad approfittare poi degli intensi venti che soffiano da occidente a oriente nell’Atlantico Meridionale.  Così fu sospinto nelle immediate vicinanze del Capo di Buona Speranza.

vasco_da_gama_route_mapVasco da Gama poi arrivò in India e tornò indietro, aprendo ai portoghesi una rotta ardentemente auspicata.  Due anni dopo si volle ripercorrere la rotta con un’altra spedizione, per sfruttare appieno le possibilità commerciali e militari intraviste.  Al comando della flotta si trovava Pedro Alvares Cabral.  Fino a un certo punto, egli seguì la stessa rotta di Vasco da Gama.  Ma poi piegò ancora più ad occidente e si trovò sulle coste del continente sudamericano.  La nuova terra così scoperta fu battezzata Brasile, dal nome dell’albero pregiato che qui tanto abbondava.

La domanda è stata ripetutamente posta.  La scoperta di Cabral è stata puramente accidentale, forse in seguito a una virata effettuata per sfruttare meglio il sistema di circolazione dei venti?  Oppure Cabral aveva intuito qualcosa, e voleva andare a vedere di persona?  O, ancora, l’approdo era richiesto esplicitamente dal piano della sua missione?

PAU-BRASIL-1La domanda è stata posta ripetutamente almeno a partire dalla seconda metà dell’ottocento.  Gli storici sono a tutt’oggi divisi e non è stata trovata una risposta definitiva.  Quelli che propendono per la terza (o, in parte, per la seconda risposta) hanno in mente diversi scenari possibili.  Il primo è basato su alcune affermazioni di Duarte Pacheco Pereira, secondo il quale egli avrebbe esplorato la costa del futuro Brasile già due anni prima, nel 1498.  Il secondo fa riferimento alla determinazione con cui i portoghesi avrebbero negoziato l’accordo di Tordesillas nel 1494, segno della loro consapevolezza della presenza di una massa continentale nella porzione di Atlantico da loro rivendicata.  Ufficialmente una tale determinazione è spiegata sulla base della buona conoscenza da parte dei portoghesi del regime di circolazione dei venti nell’Oceano Atlantico, il cui sfruttamento era per loro indispensabile per intraprendere la via delle Indie.

Un terzo scenario, invece, retrodata la conoscenza da parte dei portoghesi di alcuni

tratti costieri del continente americano almeno alla metà del quattrocento.  In quel periodo, infatti, dai navigatori portoghesi vengono descritte dettagliatamente le caratteristiche del Mar dei Sargassi che, come è noto, si trova nell’Atlantico Centrale proprio sulla rotta per le Americhe (e che Cristoforo Colombo a suo tempo reincontrerà).   Ma forse la terra americana avvistata per prima dai portoghesi non è il Brasile, ma Terranova, dati i pescosissimi banchi di merluzzo che si trovano nelle sue immediate prossimità.  In ogni caso, dopo la scoperta “ufficiale” di Terranova da parte  di Giovanni Caboto nel 1497, troviamo subito i pescatori, portoghesi e di altre nazioni atlantiche, intentissimi a sfruttare le possibilità economiche della zona.

Prima ancora, e per tutto il Medioevo, troviamo sulle carte nautiche europee tutta una serie di isole enigmatiche segnate nell’oceano Atlantico.  Certamente i portoghesi saranno stati spinti a navigare ad occidente anche per sincerarsi sulla loro effettiva esistenza.  Ma perché tutte queste isole fossero presenti nelle carte, non lo sappiamo.  Pura fantasia o reminiscenza delle esperienze di qualcuno, forse risalenti addirittura all’evo antico?  Nel caso specifico delle Azzorre potremmo propendere per la seconda alternativa: sembra che le mappe abbiano anticipato la struttura generale dell’arcipelago prima della sua scoperta ufficiale.  A Corvo, una delle isole più occidentali delle Azzorre, sono state rinvenute monete cartaginesi risalenti al periodo 340-320 a.C.   Fino ad oggi l’autenticità delle monete sembra confermata, il che avrebbe implicazioni notevoli sulla conoscenza dell’oceano occidentale nell’evo antico.

I rapporti tra l’Europa e l’Atlantico sono antichi, profondi, fonte di appassionate indagini.  Il Portogallo dell’età moderna è stato l’attento e propositivo erede di una storia, velata di mistero, di lunghe e faticose esplorazioni.

 

 

Un pensiero su “Il Portogallo e l’Oceano: una storia gloriosa

  1. Il tracciato dell’attraversamento dell’Equatore non è corretto. In Atlantico a vela si può fare lungo la costa del Venezuela (Ojeda + Vespucci nel 1499), lungo la costa dalla parte opposta passando vicino all’isola di San Tomè (dal 1482 Portoghesi+Colombo), oppure come si fa, da da Gama in poi, ancora oggi e sempre in futuro solo dalla Finestra Dias (26°-30°W).
    I Portoghesi sapevano che non si potesse andare nelle “Indie” navigando verso Ovest nella fascia tropicale avendo navigato, nei rientri dal Golfo di Guinea (almeno dal 1482), in pieno Atlantico per risalire gli Alisei con puntate verso le isole e forse le coste del Centro America (la carta del Cantino, dove si vede la Florida, è una delle conferme delle loro conoscenze) per cui furono costretti ad andare controvento e controcorrente lungo la costa africana dall’Equatore in giù per almeno dieci anni nel tentativo di arrivare a Capo di Buona Speranza (Dias 1486) .
    Cabral, grandissimo navigatore, è sceso al limite Ovest della finestra Dias (da Gama ha dovuto ripetere il tentativo di attraversamento dell’Equatore, errore frequente anche nei secoli successivi ) e si è trovato lungo la costa americana come altri prima di lui (Vespucci è arrivato a Recife, 6°S nel 1499).
    da Gama, Cabral e poi tutti gli altri (ricordo Cook 2° viaggio) dopo il passaggio dell’Equatore hanno seguito gli ammaestramenti di Colombo che, tra le altre cose, ha insegnato a navigare CONSAPEVOLMENTE SENZA MISURARE LA LONGITUDINE (quindi senza CONOSCERE la posizione geografica in mare) su tracciati più brevi di quelli portoghesi almeno sino alla fine del ’700.
    Gli ammaestramenti di Colombo sono riportati nel mio libro LA SFIDA DI C. COLOMBO edito da De Ferrari Genova.

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