Kosovo: per uscire dal lungo ventesimo secolo

La negoziazione è stata lunga, faticosa, talvolta sull’orlo del fallimento.  Ma alla fine la Serbia e il Kosovo sembrano riusciti, sotto gli auspici dell’Unione Europea, a risolvere positivamente la controversia concernente i diritti all’autogoverno della minoranza serba nel Kosovo settentrionale.  Sulla base dell’accordo, i comuni qui abitati dalla comunità serba vengono uniti in un’entità dall’ampia autonomia, garantita dalla costituzione kosovara:  per quanto riguarda le questioni interne i serbi risultano assai tutelati da eventuali intromissioni da parte del governo centrale.

L’accordo equivale dunque al riconoscimento di fatto, da parte serba, dell’indipendenza del Kosovo.  Comporta un vero e proprio capovolgimento della politica ufficiale tradizionalmente tenuta dei serbi sulla questione, che avevano persino iscritto il possesso imprescindibile del Kosovo nella loro costituzione.  Il primo ministro serbo, Ivica Dačić, si era accinto già da tempo a questo passo, convinto che fosse un prezzo ragionevole da pagare per la futura accessione all’Unione Europea.  Dačić è riuscito a convincere buona parte delle forze politiche rappresentate in parlamento, e non s’è lasciato smuovere dalle minacce ricevute dall’estrema destra ultranazionalista.                                                     

Serbia KosovoDiventa concreta la possibilità che l’accordo concluda una vera e propria “guerra dei cent’anni”, fatta di tensioni continue e poi sfociata in conflitto aperto nel 1999.  Sarebbe un passo ulteriore verso la riconciliazione dei popoli dell’Europa centro-orientale, e dei Balcani in particolare.

Il Kosovo era stato assegnato alla Serbia esattamente cent’anni fa, col trattato di Londra del 30 maggio 1913, in conseguenza della sistemazione conseguente alla prima guerra balcanica, che aveva visto l’Impero Ottomano quasi del tutto espulso dal suolo europeo.  Come altri territori balcanici dell’Impero Ottomano, il Kosovo era fortemente multietnico.  Gli albanesi costituivano comunque la maggioranza (circa i 2/3 della popolazione), e i serbi erano la minoranza di gran lunga più importante.

kosovo je srbija

Ma i serbi valutavano l’occupazione militare del Kosovo, poi confermata dal trattato di pace, come il compimento del loro processo di rinascita nazionale, che pochi decenni prima li aveva condotti all’indipendenza.  Il Kosovo era stato uno dei centri del regno serbo medievale, e nel Kosovo avevano sede santuari e monumenti su cui era fondata l’identità simbolica della nazione.  Proprio per questo il possesso serbo del Kosovo non solo è stato tenacemente difeso, con varie strategie, da tutti i governi e i regimi che da allora si sono avvicendati ma è stato anche un’occasione, per questi stessi governi, di ottenere un diffuso supporto popolare.  Tuttavia essi non sono riusciti a incidere sul dato demografico: i ricorrenti tentativi di espulsione degli albanesi, attraverso il ricorso alla forza come pure attraverso discriminazioni più sottili, non hanno dato gli esiti prospettati.

Così la storia si è ritorta contro i serbi: una volta trovatisi in minoranza in uno stato riconosciuto come indipendente dalla maggioranza della comunità internazionale, il rischio di discriminazioni nei loro confronti è diventato immediato.  Il nuovo governo kosovaro ha dimostrato disponibilità a disinnescare la questione, e questo potrebbe concludere il tormentato percorso verso una sua piena accettazione globale.

Alla fine, proprio come in Bosnia, quella che ha vinto è stata la separazione delle etnie e non già la loro integrazione.  Tuttavia la dinamica dei conflitti interetnici ha seguito in Kosovo un percorso molto diverso da quello della Bosnia.  Se prima della disgregazione della Iugoslavia nel 1991 le tensioni interetniche del Kosovo erano state in genere più ricorrenti di quelle della Bosnia, nell’ultimo decennio del novecento il processo si è in qualche modo invertito: la “pulizia etnica” operata dall’ossessione della grande Serbia è stata in Bosnia più cruenta di quella tentata nel Kosovo.

Anche in Kosovo, comunque, oggi è apparso inevitabile tracciare due nuovi confini: quello statale che separa il Kosovo dalla Serbia, e quello amministrativo che separa la regione autonoma serba del Kosovo dal corpo principale dello stato.  Tuttavia, se l’accordo verrà mantenuto, si sta prospetta a breve sia l’inizio dei negoziati di adesione della Serbia all’Unione Europea sia un trattato di associazione del Kosovo all’Unione stessa.  Con il tempo anche per i Balcani si può dunque aprire la prospettiva già consolidata nell’Europa occidentale e in altre regioni dell’Europa centro-orientale: che i confini, per i quali si era tanto combattuto in passato, non siano più muraglie che dividano, ma membrane che uniscano.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>