La regressiva illusione della sovranità monetaria

Uno spettro si aggira oggi per l’Europa: quello della ‘sovranità monetaria’,  rivendicata da tanti movimenti politici nell’Europa in crisi, di orientamento differente a seconda delle situazioni nazionali. In Grecia l’idea si è diffusa nel milieu di estrema sinistra, attorno al partito Syriza che nel 2012 ha goduto di un notevole successo elettorale.  In Germania, è invece adottata da un movimento conservatore di centro-destra, Alternative für Deutschland, che oggi fa notizia perché potrebbe essere in grado di sottrarre all’attuale maggioranza governativa (alla CDU/CSU e soprattutto alla FDP) voti decisivi per il successo nelle elezioni del prossimo settembre.  Dalla Francia, consapevole della trasversalità della questione, Marine Le Pen ha fatto delle avances a Beppe Grillo.  Esse cadono nel vuoto, perché storia e cultura dei rispettivi movimenti sono assai diverse.  Il lepenismo ha stretti legami con le vicende dell’estrema destra francese, fino a risalire nella Francia di Petain, che non hanno corrispettivi nell’identità del M5S.  E il nazionalismo lepenista è in buona parte riconducibile a un filone tradizionalista che non fa certo vibrare le corde degli italiani.  Però Marine Le Pen rischia di avere ragione.  Lei e Beppe Grillo possono finire dalla stessa parte, almeno finché Beppe Grillo continua a lamentare – come ancora in occasione del 25 aprile – la perdita di “sovranità monetaria, politica, territoriale” dell’Italia.  Come se la sovranità fosse sempre un valore irrinunciabile, come se la sovranità assoluta degli stati nazionali fosse stata per l’Europa sempre un bene prezioso e non già anche l’incubo che l’ha portata sull’orlo dell’autodistruzione. 

Marine Le Pen at Place de l’Opéra, in central Paris

Parlando di “sovranità monetaria”, molti la invocano come la strada maestra per uscire dalla presente crisi. Ma la questione reale non è quella di discutere, in astratto, se la sovranità monetaria possa essere un bene o un male.  E’ quella, molto più concreta, di chiedersi se la sovranità monetaria possa esistere per gli odierni paesi europei, in un mondo globalizzato dominato dagli interventi speculativi di un capitale finanziario spregiudicato. Riandiamo per un momento con la memoria al mondo pre-euro, alla corsa affannosa a sostenere il valore della valuta italiana (o di altre monete fatte attacco di speculazione), alla stessa vicenda della corona islandese che nella crisi del 2008 ha visto crollare il suo valore in un attimo.  E rispetto al mondo pre-euro, gli speculatori sono oggi più, non meno armati: e infatti sanno muoversi con perizia nel mondo degli spread e dei titoli di stato. Il giorno che tornassero le valute nazionali, non starebbero certo a guardare.

Euro eliseoE’ ripetuta l’affermazione che una ritrovata “sovranità monetaria” consentirebbe una svalutazione regolata della moneta, in modo da ridare fiato alla competitività nazionale su scala europea e su scala mondiale.  Ma la questione è se una tale svalutazione regolata sia semplicemente possibile dinanzi agli attacchi speculativi, e se non si sia invece costretti – come in passato – a un costante affanno, a una dannosa emorragia di risorse monetarie.  A meno di sperare in un’utopistica autoregolazione delle valute, che è del tutto improbabile in un mondo in cui finanza e produzione si collocano ormai su due piani differenti.  Aggiungiamo poi la questione dell’inevitabile rincaro delle fonti energetiche e della conseguente azione depressiva sull’economia: non possiamo evitare di ribadire  quanto una tale questione sia centrale per l’Italia, vista la nostra condizione attuale di quasi totale dipendenza energetica da fonti estere.                                                                      Per la Germania, d’altra parte, la fuoriuscita dall’Euro prospettata da Alternative für Deutschland sembra comportare esattamente il problema opposto: una rivalutazione

eccessiva rivalutazione dell’eventuale nuova valuta potrebbe deprimere l’esportazione, con conseguenze anch’esse pericolose. Dinanzi all’obiezione che allora lo stato sarebbe costretto a intervenire per acquistare valute dei paesi dell’Europa meridionale, si è già tentata una risposta molto “furba”: lasciamo ai paesi dell’Europa meridionale il compito di intervenire, addossiamo su di loro il costo dello scioglimento (che si vorrebbe regolato e consensuale) dell’unione monetaria.  Il rischio che l’attuale irrigidimento antitedesco di parte dell’opinione pubblica dei paesi dell’Europa meridionale susciti una reazione di segno opposto è fortunatamente moderato dalla presente marginalità del partito anti-euro nel panorama politico tedesco.  Nessuno dei partiti consolidati ha intenzione di allearsi con esso.  Ma scherzare col fuoco non è mai positivo.                                                   Alternative für Deutschland non nega che lo scioglimento dell’unione monetaria possa comportare costi anche notevoli per la Germania.  Sostiene però che questi costi siano in ogni caso minori di quelli degli attuali interventi di salvataggio dei paesi in crisi.  E qui sta il punto critico, perché i fondatori del partito vedono solo costi strettamente economici e sono ciechi dinanzi ai costi politici.  Non contemplano i rischi alla sicurezza dell’Europa intera che comporterebbe una deriva greca neo-nazionalista, in uno sfortunatissimo caso persino neo-nazista, e in ogni caso aperta agli interventi interessati della Russia o della Cina a cui certo non parrebbe vero avere una testa di ponte nel Mediterraneo.  Ma i fondatori del partito, si sa, sono in buona parte professori universitari di economia.             In definitiva, è molto difficile staccare il presunto valore del recupero della sovranità monetaria dalla rinascita degli egoismi nazionali e dalle brutture economiciste di questi anni.  Peggio ancora, la questione può degenerare in una contrapposizione fra virtù e vizi rivendicati o rinfacciati rispettivamente dall’Europa settentrionale e dall’Europa meridionale, facendo rinascere stereotipi che buona parte dei cittadini europei hanno imparato a disconoscere.                                                                                                    Forse la strada da percorrere è esattamente l’opposta, per quanto faticosa essa sia.  Riconosciamo che la sovranità monetaria è una cosa del passato, e auspichiamo che l’inevitabile perdita della sovranità monetaria ci debba spingere anche a una ragionata e ragionevole cessione della sovranità politica.  Impegniamoci per una democratizzazione delle istituzioni europee, per un’armonizzazione fiscale, per una lotta contro i paradisi fiscali, per una riforma delle competenze e delle possibilità di azione della BCE, per scelte di bilancio dell’Unione Europea che sappiano generare e gestire le risorse per una sua economia integrata, competitiva sul piano globale.

 

 

 

 

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